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Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Il Cioccolato che fa Bene - David Wolfe, Shazzie

domenica 23 ottobre 2011

Il gatto con gli stivali (reiterpretazione moderna)

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C'era una volta un vecchio mugnaio che aveva tre figli, un asino, un gatto soriano e nemmeno un euro. La Vecchiaia le fatiche del lavoro e la crisi avevano logorato il corpo e la mente del mugnaio, tanto è vero che, giunto alla fine dei suoi giorni, divise i suoi averi tra i figlioli: - Al primo Arduino, lascio il mulino; al secondo, Alvaro, il somaro; e per te, Germano, non ho che il gatto.- Arduino ed Alvaro erano felici: - Io con il mio mulino e tu con il tuo somaro faremo società con servizio di consegna del macinato al domicilio dei clienti e al panificio. Deventeremo ricchi! - Rimasto solo, Germano, diede un'occhiata al gatto e si grattò la testa: - Io - gli disse - lo so che sei un buon gatto e ti voglio bene. Ma se davvero sei furbo come dicono, taglia subito la corda e lasciami solo con la mia miseria. Con quel che so fare io posso garantirti soltanto tre cose: freddo d'inverno, caldo d'estate e fame tutto l'anno. - Il gatto che fino a quel momento non aveva mai detto una parola a nessuno, come d'altronde fanno tutti i gatti, gli strizzò l'occhio e cominciò a parlare: - Tu caro mio, devi solo fare due cose, procurarmi un paio di stivali ed affidarti al mio ingegno; altro che fame! Fra tre mesi saremo ricchissimi! - Il giovanotto, tutt'altro che convinto, fece spallucce e gli diede una lisciatina sulla groppa: - E bravo gatto! - esclamò - Allora sai anche parlare, in realtà pensava di aver lasciato accesa la TV, perchè un gatto che parla non si era mai visto, ma decise di buon grado di assecondare quella fantasia, tanto era disoccupato e quel giorno non aveva niente da fare! - Il bisogno aguzza l'ingegno e scioglie la lingua anche ai gatti - rispose la bestiola. Faceva abbastanza caldo e Germano, senza ribattere parola, portò il suo giubbotto in uno di quei negozi che vendono cose di seconda mano e col ricavato comprò gli stivali al gatto e si sdraiò all'ombra, con le dita intrecciate dietro la nuca ad aspettare gli eventi. Il gatto, grande cacciatore, si mise subito al lavoro e meno di un'ora dopo stringeva tra le grinfie un bel leprotto. Senza perdere tempo, con il suo leprotto in sacco, andò e si presenal palazzo dal Re. Si prosternò ai piedi del trono e tirò fuori la lepre gridando: - Ecco Maestà: mi invia il mio signore e padrone, il Marchese di Carabas, con questo piccolo omaggio destinato al reale pasto...- Al Re che era un buon gustaio, non parve vero accettare il dono; ma chi era quel simpatico Marchese, mai sentito nominare? Boh! Anche sua figlia, la principessa Isabella era rimasta bene impressionata dalle parole del gatto. Il quale intanto, era già fuori a procurare un po' di cena per sé e per il padrone. E la mattina dopo, all'ora giusta, eccolo di nuovo a Corte, stavolta con quattro favolosi fagiani dorati: - Ti porto, o Sire, un modesto omaggio del mio signore e padrone, il Marchese di Carabas, per i reali arrosti. E il Re, a sfogliare facebook della Nobiltà nella vana ricerca di quello sconosciuto Marchese. E la bella Isabella, a sognare a occhi aperti un possibile matrimonio con un così generoso e sollecito suddito. Insomma, per farla corta, tutte le mattine per più di un mese, si ripeté a Corte la medesima scena del gatto con gli stivali che porta gustosissimi messaggi da parte del Marchese di Carabas, suo signore e padrone, in effetti il Re si era anche un po' ingrassato per tutti quei manicaretti, ma tutto sommato risolveva facendo qualche corsa sulla sua bici da camera. Venne luglio, gran calura e grano maturo nei campi. Una mattina il gatto sapendo che il Re sarebbe uscito con la figlia per fare un giro rinfrescante sulla carrozza dorata, svegliò presto il padrone che dormiva sotto un pino e , tutto eccitato, gli gridò: - Presto, presto, padroncino, spogliatevi dei vostri stracci e immergetevi nel l'aghetto tra poco passerà di qui la Ferrari reale! - Ma io non so nuotare!- ribatté Germano allibito. - E via! - rispose il Gatto - Sapete bene che nel laghetto non c'è più di mezzo metro di acqua. Anzi dovete starvene seduto tenendo fuori solo la testa, perché nella vettura c'è anche la principessa Isabella. Poi corse incontro alla carrozza Reale e cominciò a gemere, a sbracciarsi, a chiedere aiuto: - Vi prego, Maestà, fate soccorrere il Marchese di Carabas, mio signore e padrone!... Alcuni malviventi lo hanno spogliato dei preziosi abiti e lo hanno buttato ad annegare nel lago. Il Re figurarsi, mandò subito paggi, coppieri, maggiordomi, ciambellani, consiglieri e tutta la cianfrusaglia del suo seguito al soccorso del suddito più generoso e nobile del regno, mentre due corrieri a cavallo, partivano verso la Reggia per prendere dal guardaroba reale il più sontuoso abito che potessero trovare. Isabella stava per svenire; ma quando le presentarono il famoso Marchese tutto in ghingheri negli abiti reali, vedendolo così giovane, ben fatto e bello, se ne innamorò in un battibaleno e giurò a se stessa che ne avrebbe fatto il suo sposo. Il giovane salvato dalle acque, ringraziò Sua Maestà, rese omaggio alla regale figlia e prese posto nella Ferrari, che essendo reale era un po' più spaziosa del solito e aveva circa 10 posti a sedere, che proseguì il viaggio. Ma il gatto con gli stivali già la precedeva da parecchio. E lungo la strada ogni volta che incontrava dei contadini al lavoro nei campi, gridava loro, con voce insinuante: - Ehi buona gente, tra poco passerà la Ferrari del Re; se vi domanderanno di chi è questa terra rispondete che è del Marchese di Carabas ... Non avrete da pentirvene... - E infatti, arrivata la macchina, il Re si affacciava a chiedere: - Ma di chi è questa bella terra! - e i contadini, con un inchino: - E' del Marchese di Carabas, Sire. E il gatto avanti. Finalmente la bestiola arrivò al castello dell'Orco Ezechiele che era anche il padrone delle terre intorno, e chiese d'essere ricevuto. Eccolo dunque dinanzi all'Orco. Gran riverenza, destinato a solleticare la vanità del mostro. Infine l'ingenua domanda: - Ma è proprio vero Signor Orco, che lei è capace di trasformarsi in qualsiasi animale vivente?... C'è chi dice di si e chi dice di no. - L'Orco sbottò in una gran risata: - Vorrei proprio vedere chi dice di no! Guarda! - e dinanzi al misero gatto, mezzo morto di paura, ecco ergersi al posto dell'Orco un enorme leone. - Ba... Ba... basta! - gemé il Gatto - Son più che convinto e vedo benissimo che un orco grosso come lei può trasformarsi in un leone altrettanto grosso. Ma non avrebbe, nel suo catalogo di trasformazioni, qualcosa su scala ridotta? Sarebbe, per esempio, capace di diventare un piccolo topo di campagna?.. Altra sonora risata dell'Orcaccio ed ecco sulla gran poltrona saltellare un piccolissimo topino. Il gatto che non aspettava altro, gli fu addosso in un lampo e ... se lo divorò in due bocconi: si sa' d'altronde che i gatti questo fanno, cioè mangiano i topi. Poi la nostra furbissima bestiola si volse a tutta la servitù con occhi dolci: - Tra poco - gridò - giungerà al castello la vettura rossa con il Re e il vostro nuovo padrone. Voglio che sian ricevuti con tutti gli onori e con un gran pranzo di gala. Insomma: quello stesso giorno furono anche decise le nozze tra Germano e Isabella. E il gatto? Oh, per se non volle quasi niente! Si tolse per sempre gli scomodi stivaloni, non rivolse mai più la parola a nessuno e tornò al suo mestiere di gatto di buona famiglia.

lunedì 22 febbraio 2010

Quando si diventa grandi! -Ogni momento è buono per buttare il ciuccio-

Quando si diventa grandi?

Ogni momento è buono per buttare il ciuccio?


La mamma dice proprio di si!!!!


Così eccoci con la storia per l'occasione:


Il piccolo Bambino un giorno decise di buttare il ciuccio: buttarlo nella spazzatura per SEMPRE!

La mamma decise che era proprio il caso di assecondare questa novità e così aprì il cestino della spazzatura, accompagnò il suo coraggioso Bambino piena di orgoglio e Via! Il ciuccio Via per sempre! Affinchè non ci fossero ripensamenti Mamma e Bambino Coraggioso presero il sacchetto dal cestino, lo legarono ben stretto e lo portarono fuori, lontano lontano nel bidone della raccolta differenziata!

Bene! Missione compiuta!

Ma dopo alcune ore Bambino Coraggioso... non era più tanto coraggioso e iniziò ad avere qualche ripensamento, che presto diventò un grande ripensamento! Tanto che in breve tempo Bambino Coraggioso si trasformò in Bambino Disperato Urlante!

Anche la mamma era un po' disperata, ma non si perse d'animo, prese tra le braccia il suo dolce Bambino Disperato Urlante e raccontò:

"Esiste un'isola bellissima e piena si sole e di giochi, dove i ciucci che non vengono più ciucciati dai bambini vivono felici e contenti!

Infatti quando i bambini diventano grandi, anche i loro denti diventano grandi! E i ciucci sono disperatissimi perchè mentre ciucciano i bambini li graffiano e mordicchiano! Così quando finalmente vengono buttati i ciucci sono felici e vivono tutti insieme nell'isola dei ciucci!"

Bambino Disperato e Urlante si trasformò allora in Bambino Orgoglioso di se' e decise che non era più il caso di piangere! E da quel momento Bambino visse felice e contento senza ciuccio e Ciuccio visse felice e contento senza Bambino!

martedì 29 dicembre 2009

IL SOLE D'INVERNO



A tutti i bambini piace stare al sole, ma si sa' che d'inverno il sole non è proprio caldissimo.


E allora come fare?
Mamma e papà hanno allora deciso che quest'anno il sole sarebbe stato più caldo e più "soleggiato"! Hanno caricato i bambini su un aereo blu e li hanno portati in un posto bellissimo!
Quindi le storie di Storie della Buonanotte sono state sospese per un po'! Ma tra poco riprenderanno!!!!
w il mare! w il sole!


sabato 24 ottobre 2009

LA FIABA PIU' BELLA

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C'era una volta una fiaba bellissima, che non era mai stata scritta.

Parlava di fate, di cavalieri, di castelli incantati e di magie.

I nonni e i nonni dei loro nonni la raccontavano da migliaia di anni sempre uguale, ma ogni folta un po' più magica e un po' più divertente, ma la fiaba non era mai stata scritta!

Così quando la si voleva ascoltare tutto andava bene, ma nessuno la poteva leggere e quindi quando si trattava di decidere la fiaba più bella, questa arrivava sempre per seconda! Perchè nessuno l'aveva mai scritta!

Un bambino molto sensibile era davvero dispiaciuto per questo fatto, ma lui non sapeva scrivere! Era ancora piccolo e non aveva ancora imparato! Ma sapeva fare dei disegni davvero bellissimi, così prese carta e colori e si mise a disegnare!!!!

Iniziò col tracciare qualche timida riga sul foglio di carta, ma poi colore dopo colore, foglio dopo foglio finì che il bambino dipinse un intero libro illustrato che narrava con le immagini tutta la fiaba!

Ed era così bella ma così bella e i disegni coì colorati ma così colorati che da quel giorno quella fiaba divenne senza alcun dubbio la fiaba più bella di tutte!

martedì 8 settembre 2009

IL PULCINO non vuole fare LA NANNA!

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C'era una volta un pulcino che viveva con la sua mamma e i suoi fratellini nel pollaio.

Il pulcino era davvero bellissimo! E molto molto ma veramente molto agitato! Mentre i suoi fratellini mangiavano il becchime nell'aia lui faceva cose pericolosissime! Come ad esempio quella volta che aveva beccato la coda del gatto, o come quella volta che aveva deciso di saltare giù dal tetto del pollaio, o come quella volta che incuriosito dal rumore era entrato nella lavatrice della padrona di casa!!!! Insomma la verità era che mamma chioccia era davvero disperata! E stava sempre in tensione guardando a destra e a manca per vedere quale malanno stesse combinando il suo pulcino!
Così una sera la mamma chioccia era davvero molto, ma molto stanca perchè il pulcino aveva combinato un sacco di guai quel giorno. Quando furono le cinque e mezza del pomeriggio (perchè si sa' che le galline vanno a letto presto!) la mamma radunò tutti i pulcini, mise loro il pigiamino e .... il pulcino birichino non voleva dormire! -No, no,no mamma non voglio dormire! Non ho sonno! Voglio giocare ancora!
La mamma era davvero disperata! Lo prese tra le ali e lo cullò dolcemente come quando era appena nato e gli raccontò una bella storia e poi gli cantò la sua ninna nanna preferita!
Buona notte pulcino!


domenica 30 agosto 2009

IL FANTASMA PUZZAPAZZA


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Fiabe divertenti e corte per bambini - IL FANTASMA PUZZAPAZZA














C'era una volta in un paese lontano in un castello stregato un fantasma che tutti chiamavano Puzzapazza.

Tutti gli abitanti del villaggio vicino si rifiutavano di andare al castello, non volevano proprio saperne del fantasma Puzzapazza e lui si chedeva il perchè. Non aveva mai spaventato nessuno e si pettinava e cercava di vestirsi sempre per bene, era ben educato, chiedeva per favore....

Insomma proprio non riusciva a capire perchè tutti lo evitassero.

Una sera piovosa in autunno arrivò al castello un viandante, il castello stregato non era certo un posto invitante per passare la notte, ma faceva ormai molto freddo e buio e il temporale era forte. Così il viandante decise suo malgrado di bussare alla porta del castello.

Il fantasma Puzzapazza non credeva alle sue orecchie ed era felicissimo di avere visite! fece accomodare il viandante nel castello con tutti gli onori, ma proprio mentre entrava in salotto gli scappo un PRRRRTTT! Mamma mia! Il viandante quasi sveniva per la puzza! Così il fantasma Puzzapazza cercò di aiutorlo e sorreggerlo ma PRRRTTT! Gliene era scappata un'altra! Il viandante era davvero disperato per la puzza! Scappava in tutte le stanze del castello cercando una stanza meno puzzolente, ma il fantasma lo seguiva cercando di scusarsi e dall'agitazione continuava a fare PRRRTTT e PRRRTTT! Il viandante scappò da una porta laterale e corse corse e corse il più lontano possibile!
Puzzapazza rimase triste e disperato solo al castello.
Ma il viandante che era una buona persona, quando iniziò a respirare aria profumata, si ricordò di quanto era stato gentile il fantasma Puzzapazza ad accoglierlo nel suo castello stregato e a quanto aveva cercato di scusarsi, così decise di aiutarlo! Ma prima di tornare indietro si munì di una maschera antipuzza!
Il Fantasma Puzzapazza non credeva ai suoi occhi, mai nessuno era tornato al castello per ben due volte!!!! Così aiutato dal viandante che indossava la maschera antipuzza si scoprì che il fantasma mangiava solo fagioli stregati e quindi poverino non era certo colpa sua se pe luzze gli scappavano in continuazione! Dopo pochi giorni di una dieta più equilibrata il problema che durava da tutta la vita del povero Puzzapazza era risolto! Così tutti gli abitanti vicini furono invitati ad una magnifica festa al castello stregato! Che meraviglia! Tutto era profumato, pulito e ordinato proprio come piaceva al fantasma Puzzapazza, che da quel giorno finalmente fu pieno di amici con cui si divertiva tantissimo!

martedì 25 agosto 2009

LA MAGIA DELL'ACQUA



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Storie e fiabe corte per bambini - LA MAGIA DELL'ACQUA

Nell'antico mondo di fiabe dei Pellerossa c'era una volta un piccolo Indianino che si chiamava Manihtu.


Manihtu era un bravo indianino, sapeva correre a cavallo, andava a prendere l'acqua al fiume, sapeva dipingere tutti i segni degli indiani sui visi dei suoi amichetti e a volte andava anche a caccia e pesca con il suo Papà!


Ma c'era una cosa che proprio non sapeva fare: la danza della pioggia!

Quando gli altri pellerossa facevano la danza della pioggia ecco che l'acqua scrosciava dal cielo in un attimo, e quando toccava a lui... niente! Neanche una goccia! Niente di niente!
In effetti un giorno che aveva fatto la danza della pioggia un pochino aveva anche piovuto, ma due goccette due, e tutti lo avevano preso in giro per giorni interi! Così Manihtu si vergognava molto a ballare e l'emozione gli faceva sbagliare i passi ... e quindi niente pioggia!
Ma un giorno mentre giocava a mosca cieca con i suoi amici, proprio mentre aveva gli occhi bendati, ebbe un'idea! Ancora con gli occhi bendati iniziò a fare la danza della pioggia, lui non poteva vedere le altre persone, perchè aveva gli occhi bendati! Così fece una bellissima danza della pioggia! Tanto che iniziò a piovere copiosamente per ben 2 giorni!
Evviva! Manihtu aveva imparato la magia dell'acqua!